di Felice Maratea La “madeleine” di Elio Per ognuno di noi c’è il sapore e il profumo di un cibo ci riporta indietro nel tempo, in un altro luogo, accanto a persone care che forse non ci sono più; è quello che si chiama “effetto madeleine” perché il primo ad averlo descritto è stato Marcel Proust nel suo copolavoro “A’ la recherche du temps perdu”. Certo c’è una madeleine anche per Elio, il simpatico leader delle Storie Tese, che in realtà è l’ing. Stefano Belisari dal momento che vanta una laurea in ingegneria al Politecnico, la più prestigiosa università milanese. Incontro Elio-Stefano alla reggia di Colorno, trasformata in una scuola di grande cucina di cui è preside (meglio: “magnifico rettore”) Gualtiero Marchesi. Siamo l’uno accanto all’altra in attesa di una cena che sarà favolosa perché cucinata da chef tra i più famosi d’Italia, tutti allievi del grande Gualtiero. Fra un piatto e l’altro gli chiedo qual è la sua “madeleine”, quella che lo riporta indietro nel tempo, quella che preferisce più di ogni altro, quella che vorrebbe ritrovare in Paradiso quando, fra cento anni, vi approderà. Elio sorride e non ha esitazioni: “I tortelli di zucca di nonna Paola”. si lascia andare ai ricordi: è nato a Milano da genitori anch’essi della stessa città, ma se si risale ai nonni ecco che si incontrano due coppie di emigranti arrivati nel capoluogo lombardo alla ricerca di lavoro: gli uni, i nonni paterni, da Roseto degli Abruzzi, gli altri da I piatti del ricordo Ascoli Piceno e dal Mantovano, tutti e quattro sarti.Entrambe le nonne sono ottime cuoche e si contendono l’affetto del nipotino cercando di prenderlo per la gola; la nonna abruzzese, Francesca, con il timballo di lasagne che a Roseto viene fatto con le crespelle (anzi con le “scrippelle” come le chiamano), mentre nonna Gianna di Pomponesco, un paesino in provincia di Mantova, cerca di conquistarlo con i tortelli di zucca, i “turtei de sücca”, come dice lei. Gustare l’Italia 14